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Maurizio Ponzio

Conto Termico 3.0, nuovi incentivi per le rinnovabili ed efficientamento energetico

Ampliata la platea dei beneficiari ed esteso l’elenco degli interventi agevolabili e delle spese ammissibili.

 

Fa passi avanti il Conto Termico 3.0, il nuovo meccanismo di incentivazione degli interventi di piccole dimensioni volti all’incremento dell’efficienza energetica e della produzione di energia termica da fonti rinnovabili negli edifici.
 
Sta, infatti, per concludersi il confronto avviato a dicembre 2024 dal Ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica con le Regioni per l’approvazione definitiva del decreto.
 

Il Conto Termico 3.0 - spiega il Ministero - renderà più agevole l’accesso al meccanismo, ampliando la platea dei beneficiari, la tipologia di interventi agevolabili, nonché le spese ammissibili.
 
Rispetto al vigente Dm 16 febbraio 2016, sono state introdotte alcune novità, tra cui:
- l’equiparazione degli enti del terzo settore alle amministrazioni pubbliche;
- la revisione dei massimali di spesa specifici e assoluti per tenere conto dell’evoluzione dei prezzi di mercato;
- l’estensione anche agli edifici non residenziali privati degli interventi di efficienza energetica, ad oggi ammessi solo per gli edifici della Pubblica Amministrazione.
 
Sono previsti, inoltre, l’ampliamento e la diversificazione degli interventi ammissibili, includendo gli impianti solari fotovoltaici con relativi sistemi di accumulo e le colonnine di ricarica per veicoli elettrici, se installati congiuntamente alla sostituzione dell’impianto termico con impianto a pompe di calore elettriche.
 

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Bando PNRR: Incentivi per il fotovoltaico e le rinnovabili nelle PMI

MISURA 16 MISSIONE 7 - REPOWER

 

Apre il 4 aprile e chiude il 5 maggio 2025 lo sportello per richiedere l'incentivo 

per l'autoproduzione di energia da fonti rinnovabili nelle PMI.

SI tratta di un contributo a fondo perduto fino al 40% per le micro e piccole imprese, del 30% per le medie per l'acquisto di impianti da fonti rinnovabili e del 30% per l'acquisto di sistemi di accumulo.

Per poter aderire è necessario attivarsi immediatamente!

 

 

 
 

 

 

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C’è la proroga per le comunità energetiche: domande per i contributi PNRR fino al 30 novembre

 

Oltre all’allungamento dei termini, previsto a breve l’ampliamento della platea degli impianti incentivati ai comuni fino a 50 mila abitanti

 

 

Dopo l’annuncio fatto dal ministero dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin all’inaugurazione di Key, la fiera della transizione energetica di Rimini, è arrivata l’approvazione definitiva del decreto che sposta dal 31 marzo al 30 novembre 2025 la data ultima per inviare la domanda di accesso ai contributi PNRR per le CER.

 

Con successivi provvedimenti sarà stabilito l’innalzamento da 5mila a 50 mila abitanti della dimensione dei comuni nei cui territori possono sorgere gli impianti incentivati.

 

Sarà inoltre ampliata la platea dei beneficiari includendo anche consorzi ed enti di bonifica.

 

Infine, si sta lavorando sull’inserimento dell’autoconsumo a distanza come ulteriore stimolo allo sviluppo delle comunità su margini di maggiore flessibilità al traguardo di giugno 2026, quando tutti gli impianti che hanno ricevuto gli incentivi dovrebbero essere operativi e allacciati alla rete.

 

Ricordiamo che il decreto CER prevede due strumenti per promuovere lo sviluppo delle CER in Italia:

  • un contributo a fondo perduto del 40%, finanziato dal PNRR e rivolto alle comunità i cui impianti sono realizzati nei comuni sotto i 50.000abitanti;
  • una tariffa incentivante sull’energia rinnovabile prodotta e condivisa per tutto il territorio nazionale.

 

I portali GSE per presentare le domande di accesso agli incentivi sono aperti dall’8 aprile 2024.

 

M I M I T

 

Ministero delle Imprese Made in Italy

Dal 8 luglio al 30 settembre 2025, è attivo il nuovo incentivo del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) per l’autoproduzione di energia rinnovabile da parte delle PMI italiane.

Cosa prevede il bando:

40% di contributo a fondo perduto per micro e piccole imprese

30% per medie imprese

+30% aggiuntivo per sistemi di accumulo

+50% per diagnosi energetiche

Investimenti ammessi: da €30.000 a €1.000.000

40% dei fondi riservato alle Regioni del Sud (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia)


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Quando il Sole Vale Oro

 

Il vero costo di non investire in fotovoltaico per le aziende agricole e agroalimentari

 

Immagina un'azienda agricola che lavora la terra da tre generazioni. Ha visto la meccanizzazione, le Politiche Agricole Comunitarie europee, la digitalizzazione della filiera. Ma oggi si trova di fronte a un bivio più critico di tutti gli altri: continuare a subire il costo dell’energia o diventare autonoma, produttiva e sostenibile, sfruttando il sole come risorsa primaria.

Il fotovoltaico non è più un’opzione per chi vuole “fare il green”. È diventato il cuore pulsante della competitività energetica in agricoltura. Non si tratta più di una scelta di marketing o di immagine. Oggi installare un impianto fotovoltaico sul tetto di un capannone, di una stalla, di un laboratorio di trasformazione, significa risparmiare migliaia di euro l’anno, aumentare l’autonomia produttiva e ottenere accesso a contributi a fondo perduto che coprono fino all’80% del costo dell’impianto.

Questo articolo non è una guida generica, ma un documento completo, articolato, fondato su numeri, casi reali, simulazioni economiche e approfondimenti tecnici. È scritto per imprenditori agricoli, responsabili di industrie agroalimentari, consulenti energetici e stakeholder del settore che vogliono capire come trasformare il caro energia in un vantaggio competitivo duraturo. Nei prossimi paragrafi troverai tutto ciò che ti serve per decidere con consapevolezza e agire con tempestività, in vista della riapertura del Bando Agrisolare 2025.

 

 

 

 

 

I numeri dell’energia in agricoltura: quanto consuma davvero un’azienda

 

Per comprendere appieno l’impatto che un impianto fotovoltaico può avere sulla competitività di un’azienda agricola o agroalimentare, è fondamentale partire dai numeri: consumi reali, costi sostenuti, potenziale di produzione, efficienza dei sistemi di accumulo, e naturalmente i benefici derivanti dall’autoconsumo diretto dell’energia prodotta. Le aziende agricole italiane, in particolare quelle zootecniche e quelle specializzate nella trasformazione alimentare, sono tra le realtà con il più alto fabbisogno energetico costante, distribuito spesso in modo non omogeneo tra giorno e notte, tra estate e inverno, tra periodi di raccolta e lavorazione intensiva e stagioni di riposo vegetativo.

Un’azienda agricola che gestisce una stalla di bovini da latte con 100 capi, ad esempio, può avere un consumo annuo superiore a 95.000 chilowattora. A ciò si aggiungono le celle frigorifere, i sistemi di mungitura, le pompe idrauliche per l’irrigazione o il ricircolo delle acque, la ventilazione estiva, il riscaldamento invernale degli ambienti. Nei casi in cui vi sia anche una trasformazione interna — come produzione di formaggi, conserve, farine o prodotti surgelati — i consumi salgono rapidamente sopra i 150.000 o addirittura 250.000 chilowattora all’anno.

In termini economici, se consideriamo un costo medio per chilowattora in bolletta tra 0,18 e 0,24 euro (comprensivo di energia, trasporto, oneri di sistema, IVA), una spesa annua di 200.000 chilowattora equivale a circa 40.000 euro all’anno. Si tratta di costi che ricadono direttamente sui margini di profitto dell’azienda e che oggi, in piena transizione ecologica e sotto la pressione della concorrenza globale, non sono più sostenibili. È proprio qui che il fotovoltaico entra in gioco non come accessorio, ma come strumento strutturale per la sopravvivenza e la crescita dell’impresa agricola moderna.

 

 

 

Simulazione economica realistica di un impianto agrisolare con fondo perduto

Vediamo ora una simulazione concreta di investimento per un’azienda agricola che decide di installare un impianto fotovoltaico sul tetto del proprio capannone, approfittando dei contributi a fondo perduto del Bando Agrisolare 2025.

 

Potenza impianto fotovoltaico99 kWp
Capacità accumulo100 kWh
Costo totale impianto€ 155.000
Contributo fondo perduto stimato€ 103.000
Investimento netto per l’azienda€ 52.000
  

Un impianto da 99 kWp produce in media circa 135.000 kWh/anno. Supponendo un autoconsumo dell’80%, il risparmio annuale sull’energia elettrica si può stimare in:

108.000 kWh x 0,25 €/kWh = € 27.000/anno

Con queste premesse, il tempo di ritorno dell’investimento netto è inferiore a 2 anni, mentre i risparmi accumulati nei 30 anni di vita dell’impianto possono superare i 400.000 euro. Numeri che parlano da soli e dimostrano perché l’Agrisolare 2025 rappresenti un’occasione imperdibile.

 

 Configurazione tecnica dell’impianto: moduli, inverter, accumulo e strategie progettuali

 

Un impianto agrisolare non è solo una distesa di pannelli: è un sistema complesso che deve essere progettato con estrema attenzione per garantire massima efficienza, durabilità e sicurezza. In questa sezione vediamo le scelte tecniche migliori oggi disponibili, con un focus specifico sulle tecnologie di ultima generazione, adatte al mondo agricolo e agroalimentare.

 

 Moduli fotovoltaici N-Type TOPCon

 

Per garantire il massimo rendimento e una durata reale oltre i 30 anni, utilizziamo esclusivamente pannelli fotovoltaici N-Type con tecnologia TOPCon. Questi moduli offrono:

  • Efficienza superiore al 22%
  • Minor degrado nel tempo
  • Resistenza meccanica ottimale anche contro grandine e agenti atmosferici
  • Garanzie fino a 30 anni sulla resa e sul prodotto

 

 Inverter ibridi di ultima generazione

 

Ogni impianto viene equipaggiato con inverter ibridi compatibili con accumulo, dotati di funzioni smart per l’autoconsumo intelligente, il monitoraggio da remoto e l’integrazione con dispositivi domotici o industriali.

 

 Batterie da 5 a 215 kWh – 9.000 cicli certificati

 

Le batterie installabili spaziano da 5 kWh a 215 kWh, con tecnologia al litio ferro fosfato (LiFePO4) e una vita utile stimata fino a 30 anni. Ogni modulo ha certificazioni CEI e UN38.3, e garanzia fino a 10 anni con 9.000 cicli completi di carica-scarica garantiti.

 Strategie progettuali intelligenti

  • Orientamento dei pannelli ottimizzato per l’autoconsumo reale
  • Monitoraggio in cloud con APP dedicata
  • Backup elettrico in caso di blackout
  • Progettazione conforme a tutti i requisiti richiesti da GSE, NASAF e normative regionali

Il nostro approccio è cucito su misura: ogni impianto viene dimensionato in base ai consumi reali, alle stagioni di produzione e agli obiettivi economici del cliente. Niente impianti standard, solo soluzioni strategiche per aumentare i margini aziendali e mettere al riparo il business dal caro energia.

 

 Normativa, connessioni e iter autorizzativi: guida al Bando Agrisolare 2025

 

Per accedere al contributo a fondo perduto del Bando Agrisolare 2025 è indispensabile seguire con precisione un percorso tecnico-amministrativo che coinvolge più enti: GSE, NASAF, Comune, Regione e distributore di rete. Questa guida sintetizza ogni passaggio fondamentale, evitando gli errori più comuni e i ritardi autorizzativi.

 

 Requisiti principali previsti dal bando

 

  • Impianti realizzati esclusivamente su tetti di edifici esistenti
  • Contributo massimo calcolato su un tetto di spesa di 1.500 €/kWp e 1.000 €/kWh
  • Obbligo di autoconsumo minimo del 70% per accedere all’aliquota massima dell’80%
  • Progetto redatto da tecnico abilitato e validato da un professionista iscritto all’albo
  •  

 Iter tecnico-amministrativo

 

  1. Verifica requisiti catastali e urbanistici dell’immobile
  2. Progettazione preliminare impianto (relazione tecnica, layout, computo metrico)
  3. Richiesta preventivo di connessione al distributore (e-distribuzione o altro)
  4. Richiesta autorizzazione paesaggistica o edilizia, se necessaria
  5. Caricamento domanda su portale GSE – sezione Bandi NASAF
  6. Attesa graduatoria e ottenimento ammissione al contributo
  7. Realizzazione impianto entro i tempi stabiliti (max 18 mesi)
  8. Rendicontazione finale e accredito contributo

 

    Ogni fase dev’essere documentata e tracciabile. La mancata osservanza dei requisiti o la presentazione incompleta della domanda può comportare l’esclusione. 

Affidarsi a un partner esperto  consente di evitare errori, accorciare i tempi e ottenere il massimo del contributo previsto.

 

Analisi economica, payback e ritorno dell’investimento

 

Il valore di un impianto fotovoltaico non si misura solo in kW installati, ma soprattutto nel risparmio generato e nella sostenibilità dell’investimento. In questa sezione esamineremo con precisione gli indicatori economico-finanziari che determinano la convenienza di un progetto agrisolare, con esempi pratici e simulazioni reali su casi aziendali.

 Costo impianto & contributo fondo perduto

Grazie al Bando Agrisolare 2025, le aziende agricole possono ottenere contributi a fondo perduto fino all’80%. In particolare:

  • 40% base per impianti fotovoltaici (aumentabile fino al 50% con premialità)
  • 50% per sistemi di accumulo e dispositivi intelligenti
  • 80% per aziende agricole che autoconsumano almeno il 70% della produzione

Consideriamo un caso tipo:

Ritorno dell’investimento (ROI) e risparmio annuale

 

Un impianto da 99 kWp produce in media 135.000 kWh/anno. Se l’azienda riesce ad autoconsumare anche solo l’80% dell’energia prodotta, si genera un risparmio energetico pari a circa:

  • 108.000 kWh x 0,25 €/kWh = € 27.000 risparmio annuale
  •  

In questo scenario, l’investimento netto (31.000 €) si ripaga in meno di 1 anno. Inoltre, l’impianto continua a produrre per oltre 30 anni, garantendo un ritorno complessivo di oltre 500.000 € in risparmi e mancati costi energetici.

 

 Tasso Interno di Rendimento (TIR)

 

Il TIR medio di un impianto agrisolare, con contributo del 65% e buon autoconsumo, oscilla tra il 28% e il 42%. Valori impensabili per qualsiasi altro investimento immobiliare o finanziario a rischio basso.

 

Strategia fiscale e vantaggi in bilancio

 

Oltre al risparmio energetico, un impianto fotovoltaico realizzato con il Bando Agrisolare 2025 offre anche importanti vantaggi fiscali. Conoscere e utilizzare correttamente queste leve permette all’azienda agricola o agroindustriale di ottimizzare la propria posizione contabile, ridurre il carico fiscale e migliorare la presentazione del bilancio annuale.

 

 Trattamento contabile dell’incentivo

 

Il contributo a fondo perduto non concorre alla formazione del reddito d’impresa, ma può essere portato in riduzione del costo ammortizzabile dell’impianto o registrato come contributo in conto capitale, secondo i principi contabili nazionali (OIC 16 e 12).

 Ammortamento accelerato e vantaggi diretti

  • Ammortamento dell’impianto (quota non incentivata) in 5 anni, con aliquota ordinaria del 20%
  • Detraibilità IVA sull’intero investimento, salvo proroghe normative
  • Possibilità di finanziamento/leasing strumentale con vantaggio fiscale
  • Utilizzo del credito d’imposta Mezzogiorno per la parte non coperta dal fondo perduto

Nel complesso, una corretta strategia fiscale può generare un vantaggio netto in bilancio pari a diverse migliaia di euro, già nel primo anno successivo all’installazione. È fondamentale però agire in coordinamento con il proprio commercialista e con esperti del settore per evitare errori interpretativi o incompatibilità normative tra diverse agevolazioni.

 

Sovranità energetica agricola e posizionamento competitivo

 

La vera rivoluzione energetica in agricoltura non è solo tecnologica, ma culturale. Acquisire indipendenza energetica oggi significa cambiare radicalmente la posizione dell’azienda agricola nella filiera agroalimentare e nella società. Significa non essere più in balia del costo dell’energia, degli aumenti dei combustibili, dei contratti sfavorevoli con fornitori poco trasparenti.

 

 L’autonomia energetica come asset strategico

 

Produrre e autoconsumare la propria energia permette di:

  • Abbattere i costi fissi e variabili di produzione
  • Proteggersi dal rischio energetico e dalla volatilità dei mercati
  • Valorizzare il proprio prodotto come "sostenibile" e a basso impatto ambientale
  • Rientrare in filiere green certificate o ottenere premi di filiera
  •  

 Comunicazione e marketing dell’autoproduzione

 

Un impianto fotovoltaico installato sul tetto di un capannone agricolo non è solo uno strumento tecnico, ma un messaggio potente da comunicare al mercato. Rappresenta una scelta etica e strategica: l’agricoltore produttore di energia pulita, custode del territorio e innovatore.

Sfruttare questa leva significa potersi raccontare in modo più forte ai clienti, alla GDO, ai consumatori consapevoli e al sistema bancario. Chi investe in efficienza oggi, domani avrà un marchio più credibile, una reputazione più solida e un accesso al credito facilitato.

 

Impatto ambientale, responsabilità sociale e criteri ESG

 

Un impianto fotovoltaico non è solo un investimento economico, ma un atto di responsabilità verso l’ambiente, la comunità e le generazioni future. L’agricoltura ha oggi l’opportunità di diventare non solo sostenibile, ma anche rigenerativa, contribuendo attivamente alla riduzione delle emissioni e al rispetto dei criteri ESG (Environmental, Social and Governance).

 Benefici ambientali misurabili

  • Riduzione diretta di emissioni di CO₂: ogni 100 kWp installato = circa 65 tonnellate/anno evitate
  • Risparmio di combustibili fossili
  • Protezione del suolo e valorizzazione dei tetti esistenti
  • Assenza di consumo di suolo: impianti solo su coperture

 Responsabilità sociale e comunità

 

 Storie vere di successo e risultati tangibili

 

In questa sezione raccogliamo alcune testimonianze dirette di imprenditori agricoli e operatori del settore agroalimentare che hanno già realizzato impianti fotovoltaici sfruttando le opportunità del Bando Agrisolare. I numeri parlano chiaro, ma sono le storie vere a mostrare il cambiamento reale sul territorio.

 

Caseificio San Michele – Provincia di Lecce

 

“Abbiamo installato un impianto da 85 kWp sul tetto del nostro laboratorio di trasformazione. Il contributo ha coperto oltre il 80% del costo. Ora produciamo oltre 110.000 kWh all’anno, coprendo l’90% dei nostri consumi e azzerando i picchi di costo. È stato l’investimento più strategico degli ultimi 10 anni.”

 

Frantoio Donato – Provincia di Brindisi

 

“Con l’impianto fotovoltaico abbiamo ridotto i costi energetici del 65%, ma soprattutto abbiamo valorizzato la nostra immagine: siamo entrati in nuove filiere biologiche e il nostro olio ha ottenuto il bollino di sostenibilità da parte della GDO.”

 

Ortofreddo Sud – Provincia di Brindisi

 

“La nostra azienda lavora prodotti surgelati: il freddo è energia pura. Grazie al sistema con accumulo e inverter di ultima generazione, abbiamo raggiunto il 95% di autoconsumo in alcune giornate. L’investimento si ripagherà in meno di 2 anni.”

Queste storie dimostrano come la transizione energetica non sia solo possibile, ma anche conveniente, veloce, realizzabile. Chi agisce ora costruisce un vantaggio competitivo reale, concreto e duraturo.

COMUNITÀ ENERGETICHE RINNOVABILI E GRUPPI DI AUTOCONSUMATORI IN COMUNI FINO A 50.000 ABITANTI

 

COMUNITÀ ENERGETICHE RINNOVABILI E GRUPPI DI AUTOCONSUMATORI



 

La Missione 2, Componente 2, Investimento 1.2 (Promozione rinnovabili per le comunità energetiche e l'autoconsumo) del PNRR mette a disposizione 2,2 miliardi di euro per la realizzazione di una potenza complessiva pari almeno a 1,73 GW. Il beneficio è erogato sottoforma di contributo in conto capitale per impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonti rinnovabili e inseriti in configurazioni di Comunità energetiche rinnovabili (CER) o di Gruppo di autoconsumatori e ubicati in Comuni con popolazione inferiore a 50.000 abitanti.

La misura prevede l'erogazione di un contributo a fondo perduto fino a un massimo del 40% delle spese ammissibili.

Il Decreto del Ministro dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica del 7 dicembre 2023 n.414 (Decreto CACER) in vigore dal 24 gennaio 2024, e ss.m..i.., ha definito i criteri e le modalità per la concessione dei contributi PNRR.

L'invio della richiesta di accesso al contributo in conto capitale del PNRR potrà essere effettuato dal soggetto beneficiario tramite sportello dedicato.

L'istanza deve essere trasmessa esclusivamente per via telematica, mediante l'accesso al Portale informatico “SPC-Sistemi di Produzione e Consumo" raggiungibile attraverso l'Area Clienti. Alla data di invio dell'istanza la configurazione per la quale si richiede l'accesso al servizio dovrà possedere tutti i requisiti previsti dalla normativa di riferimento e dalle Regole operative. Sarà possibile presentare domanda fino al 30 novembre 2025 alle ore 18:00, fatto salvo il preventivo esaurimento delle risorse disponibili pari a 2.200.000.000 euro che verrà comunicato sul sito del GSE.

 




 

Chi può partecipare

 

L'impianto di produzione alimentato da fonti rinnovabili, per la cui realizzazione è richiesto il contributo in conto capitale, deve:

  • essere di nuova costruzione o un potenziamento di impianto esistente
  • avere una potenza non superiore a 1 MW
  • essere ubicato in comuni con popolazione inferiore a 50.000 abitanti (a tal fine si farà riferimento ai dati Istat sui Comuni, aggiornati alla data di invio della richiesta)
  • avere data di avvio dei lavori successiva alla data di presentazione della domanda di contributo
  • disporre del titolo abilitativo alla costruzione e all'esercizio dell'impianto ove previsto
  • disporre del preventivo di connessione alla rete elettrica accettato in via definitiva, ove previsto
  • essere ubicato nell'area sottesa alla medesima cabina primaria a cui fa riferimento la configurazione di CER o di Gruppi di autoconsumatori di cui l'impianto farà parte
  • terminare i lavori entro il 30 giugno 2026;
  • entrare in esercizio entro 24 mesi dalla data di completamento dei lavori e comunque non oltre il 31 dicembre 2027;
  • rispettare i requisiti sugli impianti di produzione ivi inclusi i requisiti previsti dal principio DNSH (Do No Significant Harm) e dal tagging climatico
  • essere inserito, una volta realizzato, in una configurazione di Comunità energetiche rinnovabili (CER) o di Gruppo di autoconsumatori per la quale risulti attivo il contratto per l'erogazione della tariffa incentivante.




 

COME RICHIEDERE IL CONTRIBUTO

 

A seguito della sottoscrizione dell'atto d'obbligo sul portale informatico del GSE, il Soggetto beneficiario può richiedere il contributo in conto capitale.

Entro 30 gg dall'avvio dei lavori il soggetto Beneficiario dovrà comunicare, attraverso il Portale informatico del GSE, la data di avvio lavori.

Per impianti di Potenza ≤ 200 kW il soggetto Beneficiario può richiedere:

Opzione 1

  • un'anticipazione fino al 30% del valore del contributo in conto capitale massimo erogabile indicato nell'atto di concessione;
  • il saldo della quota residua del contributo in conto capitale spettante.

Opzione 2:

  • il saldo del 100% del contributo in conto capitale spettante.

Per impianti di 200 kW < Potenza ≤ 1000 kW il soggetto Beneficiario può richiedere:

Opzione 1

  • un'anticipazione fino al 30% del valore del contributo in conto capitale massimo erogabile indicato nell'atto di concessione;
  • il saldo della quota residua del contributo in conto capitale spettante.

Opzione 2

  • l'erogazione del 40% del contributo massimo erogabile (quota intermedia);
  • il saldo della quota rimanente del contributo in conto capitale spettante.

Opzione 3:

  • il saldo del 100% del contributo in conto capitale spettante.

Si rimanda alle Regole per maggiori dettagli.




 

Spese ammissibili

 

Sono ammissibili le seguenti voci di spesa, nel limite del costo di investimento massimo di riferimento indicato nel Decreto CACER:

  1. realizzazione di impianti a fonti rinnovabili (a titolo di esempio: componenti, inverter, strutture per il montaggio, componentistica elettrica, etc.)
  2. fornitura e posa in opera dei sistemi di accumulo
  3. acquisto e installazione macchinari, impianti e attrezzature hardware e software, comprese le spese per la loro installazione e messa in esercizio
  4. opere edili strettamente necessarie alla realizzazione dell'intervento
  5. connessione alla rete elettrica nazionale
  6. studi di prefattibilità e spese necessarie per attività preliminari, ivi incluse le spese necessarie alla costituzione delle configurazioni
  7. progettazioni, indagini geologiche e geotecniche il cui onere è a carico del progettista per la definizione progettuale dell'opera
  8. direzioni lavori, sicurezza
  9. collaudi tecnici e/o tecnico-amministrativi, consulenze e/o supporto tecnico-amministrativo essenziali all'attuazione del progetto

Le spese di cui alle lettere da f) a i) sono finanziabili in misura non superiore al 10% dell'importo ammesso a finanziamento.