



Maurizio Ponzio
Fa passi avanti il Conto Termico 3.0, il nuovo meccanismo di incentivazione degli interventi di piccole dimensioni volti all’incremento dell’efficienza energetica e della produzione di energia termica da fonti rinnovabili negli edifici.
Sta, infatti, per concludersi il confronto avviato a dicembre 2024 dal Ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica con le Regioni per l’approvazione definitiva del decreto.
Il Conto Termico 3.0 - spiega il Ministero - renderà più agevole l’accesso al meccanismo, ampliando la platea dei beneficiari, la tipologia di interventi agevolabili, nonché le spese ammissibili.
Rispetto al vigente Dm 16 febbraio 2016, sono state introdotte alcune novità, tra cui:
- l’equiparazione degli enti del terzo settore alle amministrazioni pubbliche;
- la revisione dei massimali di spesa specifici e assoluti per tenere conto dell’evoluzione dei prezzi di mercato;
- l’estensione anche agli edifici non residenziali privati degli interventi di efficienza energetica, ad oggi ammessi solo per gli edifici della Pubblica Amministrazione.
Sono previsti, inoltre, l’ampliamento e la diversificazione degli interventi ammissibili, includendo gli impianti solari fotovoltaici con relativi sistemi di accumulo e le colonnine di ricarica per veicoli elettrici, se installati congiuntamente alla sostituzione dell’impianto termico con impianto a pompe di calore elettriche.


Bando PNRR: Incentivi per il fotovoltaico e le rinnovabili nelle PMIMISURA 16 MISSIONE 7 - REPOWER
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Apre il 4 aprile e chiude il 5 maggio 2025 lo sportello per richiedere l'incentivo per l'autoproduzione di energia da fonti rinnovabili nelle PMI. SI tratta di un contributo a fondo perduto fino al 40% per le micro e piccole imprese, del 30% per le medie per l'acquisto di impianti da fonti rinnovabili e del 30% per l'acquisto di sistemi di accumulo. Per poter aderire è necessario attivarsi immediatamente!
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Oltre all’allungamento dei termini, previsto a breve l’ampliamento della platea degli impianti incentivati ai comuni fino a 50 mila abitanti
Dopo l’annuncio fatto dal ministero dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin all’inaugurazione di Key, la fiera della transizione energetica di Rimini, è arrivata l’approvazione definitiva del decreto che sposta dal 31 marzo al 30 novembre 2025 la data ultima per inviare la domanda di accesso ai contributi PNRR per le CER.
Con successivi provvedimenti sarà stabilito l’innalzamento da 5mila a 50 mila abitanti della dimensione dei comuni nei cui territori possono sorgere gli impianti incentivati.
Sarà inoltre ampliata la platea dei beneficiari includendo anche consorzi ed enti di bonifica.
Infine, si sta lavorando sull’inserimento dell’autoconsumo a distanza come ulteriore stimolo allo sviluppo delle comunità su margini di maggiore flessibilità al traguardo di giugno 2026, quando tutti gli impianti che hanno ricevuto gli incentivi dovrebbero essere operativi e allacciati alla rete.
Ricordiamo che il decreto CER prevede due strumenti per promuovere lo sviluppo delle CER in Italia:
I portali GSE per presentare le domande di accesso agli incentivi sono aperti dall’8 aprile 2024.
M I M I T
Ministero delle Imprese Made in Italy
Dal 8 luglio al 30 settembre 2025, è attivo il nuovo incentivo del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) per l’autoproduzione di energia rinnovabile da parte delle PMI italiane.
Cosa prevede il bando:
40% di contributo a fondo perduto per micro e piccole imprese
30% per medie imprese
+30% aggiuntivo per sistemi di accumulo
+50% per diagnosi energetiche
Investimenti ammessi: da €30.000 a €1.000.000
40% dei fondi riservato alle Regioni del Sud (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia)

Immagina un'azienda agricola che lavora la terra da tre generazioni. Ha visto la meccanizzazione, le Politiche Agricole Comunitarie europee, la digitalizzazione della filiera. Ma oggi si trova di fronte a un bivio più critico di tutti gli altri: continuare a subire il costo dell’energia o diventare autonoma, produttiva e sostenibile, sfruttando il sole come risorsa primaria.
Il fotovoltaico non è più un’opzione per chi vuole “fare il green”. È diventato il cuore pulsante della competitività energetica in agricoltura. Non si tratta più di una scelta di marketing o di immagine. Oggi installare un impianto fotovoltaico sul tetto di un capannone, di una stalla, di un laboratorio di trasformazione, significa risparmiare migliaia di euro l’anno, aumentare l’autonomia produttiva e ottenere accesso a contributi a fondo perduto che coprono fino all’80% del costo dell’impianto.
Questo articolo non è una guida generica, ma un documento completo, articolato, fondato su numeri, casi reali, simulazioni economiche e approfondimenti tecnici. È scritto per imprenditori agricoli, responsabili di industrie agroalimentari, consulenti energetici e stakeholder del settore che vogliono capire come trasformare il caro energia in un vantaggio competitivo duraturo. Nei prossimi paragrafi troverai tutto ciò che ti serve per decidere con consapevolezza e agire con tempestività, in vista della riapertura del Bando Agrisolare 2025.
Per comprendere appieno l’impatto che un impianto fotovoltaico può avere sulla competitività di un’azienda agricola o agroalimentare, è fondamentale partire dai numeri: consumi reali, costi sostenuti, potenziale di produzione, efficienza dei sistemi di accumulo, e naturalmente i benefici derivanti dall’autoconsumo diretto dell’energia prodotta. Le aziende agricole italiane, in particolare quelle zootecniche e quelle specializzate nella trasformazione alimentare, sono tra le realtà con il più alto fabbisogno energetico costante, distribuito spesso in modo non omogeneo tra giorno e notte, tra estate e inverno, tra periodi di raccolta e lavorazione intensiva e stagioni di riposo vegetativo.
Un’azienda agricola che gestisce una stalla di bovini da latte con 100 capi, ad esempio, può avere un consumo annuo superiore a 95.000 chilowattora. A ciò si aggiungono le celle frigorifere, i sistemi di mungitura, le pompe idrauliche per l’irrigazione o il ricircolo delle acque, la ventilazione estiva, il riscaldamento invernale degli ambienti. Nei casi in cui vi sia anche una trasformazione interna — come produzione di formaggi, conserve, farine o prodotti surgelati — i consumi salgono rapidamente sopra i 150.000 o addirittura 250.000 chilowattora all’anno.
In termini economici, se consideriamo un costo medio per chilowattora in bolletta tra 0,18 e 0,24 euro (comprensivo di energia, trasporto, oneri di sistema, IVA), una spesa annua di 200.000 chilowattora equivale a circa 40.000 euro all’anno. Si tratta di costi che ricadono direttamente sui margini di profitto dell’azienda e che oggi, in piena transizione ecologica e sotto la pressione della concorrenza globale, non sono più sostenibili. È proprio qui che il fotovoltaico entra in gioco non come accessorio, ma come strumento strutturale per la sopravvivenza e la crescita dell’impresa agricola moderna.
Vediamo ora una simulazione concreta di investimento per un’azienda agricola che decide di installare un impianto fotovoltaico sul tetto del proprio capannone, approfittando dei contributi a fondo perduto del Bando Agrisolare 2025.
| Potenza impianto fotovoltaico | 99 kWp |
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| Capacità accumulo | 100 kWh |
| Costo totale impianto | € 155.000 |
| Contributo fondo perduto stimato | € 103.000 |
| Investimento netto per l’azienda | € 52.000 |
Un impianto da 99 kWp produce in media circa 135.000 kWh/anno. Supponendo un autoconsumo dell’80%, il risparmio annuale sull’energia elettrica si può stimare in:
108.000 kWh x 0,25 €/kWh = € 27.000/anno
Con queste premesse, il tempo di ritorno dell’investimento netto è inferiore a 2 anni, mentre i risparmi accumulati nei 30 anni di vita dell’impianto possono superare i 400.000 euro. Numeri che parlano da soli e dimostrano perché l’Agrisolare 2025 rappresenti un’occasione imperdibile.
Un impianto agrisolare non è solo una distesa di pannelli: è un sistema complesso che deve essere progettato con estrema attenzione per garantire massima efficienza, durabilità e sicurezza. In questa sezione vediamo le scelte tecniche migliori oggi disponibili, con un focus specifico sulle tecnologie di ultima generazione, adatte al mondo agricolo e agroalimentare.
Per garantire il massimo rendimento e una durata reale oltre i 30 anni, utilizziamo esclusivamente pannelli fotovoltaici N-Type con tecnologia TOPCon. Questi moduli offrono:
Ogni impianto viene equipaggiato con inverter ibridi compatibili con accumulo, dotati di funzioni smart per l’autoconsumo intelligente, il monitoraggio da remoto e l’integrazione con dispositivi domotici o industriali.
Le batterie installabili spaziano da 5 kWh a 215 kWh, con tecnologia al litio ferro fosfato (LiFePO4) e una vita utile stimata fino a 30 anni. Ogni modulo ha certificazioni CEI e UN38.3, e garanzia fino a 10 anni con 9.000 cicli completi di carica-scarica garantiti.
Il nostro approccio è cucito su misura: ogni impianto viene dimensionato in base ai consumi reali, alle stagioni di produzione e agli obiettivi economici del cliente. Niente impianti standard, solo soluzioni strategiche per aumentare i margini aziendali e mettere al riparo il business dal caro energia.
Per accedere al contributo a fondo perduto del Bando Agrisolare 2025 è indispensabile seguire con precisione un percorso tecnico-amministrativo che coinvolge più enti: GSE, NASAF, Comune, Regione e distributore di rete. Questa guida sintetizza ogni passaggio fondamentale, evitando gli errori più comuni e i ritardi autorizzativi.
Ogni fase dev’essere documentata e tracciabile. La mancata osservanza dei requisiti o la presentazione incompleta della domanda può comportare l’esclusione.
Affidarsi a un partner esperto consente di evitare errori, accorciare i tempi e ottenere il massimo del contributo previsto.
Il valore di un impianto fotovoltaico non si misura solo in kW installati, ma soprattutto nel risparmio generato e nella sostenibilità dell’investimento. In questa sezione esamineremo con precisione gli indicatori economico-finanziari che determinano la convenienza di un progetto agrisolare, con esempi pratici e simulazioni reali su casi aziendali.
Grazie al Bando Agrisolare 2025, le aziende agricole possono ottenere contributi a fondo perduto fino all’80%. In particolare:
Consideriamo un caso tipo:
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Un impianto da 99 kWp produce in media 135.000 kWh/anno. Se l’azienda riesce ad autoconsumare anche solo l’80% dell’energia prodotta, si genera un risparmio energetico pari a circa:
In questo scenario, l’investimento netto (31.000 €) si ripaga in meno di 1 anno. Inoltre, l’impianto continua a produrre per oltre 30 anni, garantendo un ritorno complessivo di oltre 500.000 € in risparmi e mancati costi energetici.
Il TIR medio di un impianto agrisolare, con contributo del 65% e buon autoconsumo, oscilla tra il 28% e il 42%. Valori impensabili per qualsiasi altro investimento immobiliare o finanziario a rischio basso.
Oltre al risparmio energetico, un impianto fotovoltaico realizzato con il Bando Agrisolare 2025 offre anche importanti vantaggi fiscali. Conoscere e utilizzare correttamente queste leve permette all’azienda agricola o agroindustriale di ottimizzare la propria posizione contabile, ridurre il carico fiscale e migliorare la presentazione del bilancio annuale.
Il contributo a fondo perduto non concorre alla formazione del reddito d’impresa, ma può essere portato in riduzione del costo ammortizzabile dell’impianto o registrato come contributo in conto capitale, secondo i principi contabili nazionali (OIC 16 e 12).
Nel complesso, una corretta strategia fiscale può generare un vantaggio netto in bilancio pari a diverse migliaia di euro, già nel primo anno successivo all’installazione. È fondamentale però agire in coordinamento con il proprio commercialista e con esperti del settore per evitare errori interpretativi o incompatibilità normative tra diverse agevolazioni.
La vera rivoluzione energetica in agricoltura non è solo tecnologica, ma culturale. Acquisire indipendenza energetica oggi significa cambiare radicalmente la posizione dell’azienda agricola nella filiera agroalimentare e nella società. Significa non essere più in balia del costo dell’energia, degli aumenti dei combustibili, dei contratti sfavorevoli con fornitori poco trasparenti.
Produrre e autoconsumare la propria energia permette di:
Un impianto fotovoltaico installato sul tetto di un capannone agricolo non è solo uno strumento tecnico, ma un messaggio potente da comunicare al mercato. Rappresenta una scelta etica e strategica: l’agricoltore produttore di energia pulita, custode del territorio e innovatore.
Sfruttare questa leva significa potersi raccontare in modo più forte ai clienti, alla GDO, ai consumatori consapevoli e al sistema bancario. Chi investe in efficienza oggi, domani avrà un marchio più credibile, una reputazione più solida e un accesso al credito facilitato.
Un impianto fotovoltaico non è solo un investimento economico, ma un atto di responsabilità verso l’ambiente, la comunità e le generazioni future. L’agricoltura ha oggi l’opportunità di diventare non solo sostenibile, ma anche rigenerativa, contribuendo attivamente alla riduzione delle emissioni e al rispetto dei criteri ESG (Environmental, Social and Governance).
In questa sezione raccogliamo alcune testimonianze dirette di imprenditori agricoli e operatori del settore agroalimentare che hanno già realizzato impianti fotovoltaici sfruttando le opportunità del Bando Agrisolare. I numeri parlano chiaro, ma sono le storie vere a mostrare il cambiamento reale sul territorio.
“Abbiamo installato un impianto da 85 kWp sul tetto del nostro laboratorio di trasformazione. Il contributo ha coperto oltre il 80% del costo. Ora produciamo oltre 110.000 kWh all’anno, coprendo l’90% dei nostri consumi e azzerando i picchi di costo. È stato l’investimento più strategico degli ultimi 10 anni.”
“Con l’impianto fotovoltaico abbiamo ridotto i costi energetici del 65%, ma soprattutto abbiamo valorizzato la nostra immagine: siamo entrati in nuove filiere biologiche e il nostro olio ha ottenuto il bollino di sostenibilità da parte della GDO.”
“La nostra azienda lavora prodotti surgelati: il freddo è energia pura. Grazie al sistema con accumulo e inverter di ultima generazione, abbiamo raggiunto il 95% di autoconsumo in alcune giornate. L’investimento si ripagherà in meno di 2 anni.”
Queste storie dimostrano come la transizione energetica non sia solo possibile, ma anche conveniente, veloce, realizzabile. Chi agisce ora costruisce un vantaggio competitivo reale, concreto e duraturo.
La Missione 2, Componente 2, Investimento 1.2 (Promozione rinnovabili per le comunità energetiche e l'autoconsumo) del PNRR mette a disposizione 2,2 miliardi di euro per la realizzazione di una potenza complessiva pari almeno a 1,73 GW. Il beneficio è erogato sottoforma di contributo in conto capitale per impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonti rinnovabili e inseriti in configurazioni di Comunità energetiche rinnovabili (CER) o di Gruppo di autoconsumatori e ubicati in Comuni con popolazione inferiore a 50.000 abitanti.
La misura prevede l'erogazione di un contributo a fondo perduto fino a un massimo del 40% delle spese ammissibili.
Il Decreto del Ministro dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica del 7 dicembre 2023 n.414 (Decreto CACER) in vigore dal 24 gennaio 2024, e ss.m..i.., ha definito i criteri e le modalità per la concessione dei contributi PNRR.
L'invio della richiesta di accesso al contributo in conto capitale del PNRR potrà essere effettuato dal soggetto beneficiario tramite sportello dedicato.
L'istanza deve essere trasmessa esclusivamente per via telematica, mediante l'accesso al Portale informatico “SPC-Sistemi di Produzione e Consumo" raggiungibile attraverso l'Area Clienti. Alla data di invio dell'istanza la configurazione per la quale si richiede l'accesso al servizio dovrà possedere tutti i requisiti previsti dalla normativa di riferimento e dalle Regole operative. Sarà possibile presentare domanda fino al 30 novembre 2025 alle ore 18:00, fatto salvo il preventivo esaurimento delle risorse disponibili pari a 2.200.000.000 euro che verrà comunicato sul sito del GSE.
L'impianto di produzione alimentato da fonti rinnovabili, per la cui realizzazione è richiesto il contributo in conto capitale, deve:
A seguito della sottoscrizione dell'atto d'obbligo sul portale informatico del GSE, il Soggetto beneficiario può richiedere il contributo in conto capitale.
Entro 30 gg dall'avvio dei lavori il soggetto Beneficiario dovrà comunicare, attraverso il Portale informatico del GSE, la data di avvio lavori.
Per impianti di Potenza ≤ 200 kW il soggetto Beneficiario può richiedere:
Opzione 1
Opzione 2:
Per impianti di 200 kW < Potenza ≤ 1000 kW il soggetto Beneficiario può richiedere:
Opzione 1
Opzione 2
Opzione 3:
Si rimanda alle Regole per maggiori dettagli.
Sono ammissibili le seguenti voci di spesa, nel limite del costo di investimento massimo di riferimento indicato nel Decreto CACER:
Le spese di cui alle lettere da f) a i) sono finanziabili in misura non superiore al 10% dell'importo ammesso a finanziamento.