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Maurizio Ponzio

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Comunità Energetiche: cosa sono, perché conviene aderire ora e come puoi farlo gratis

 

Negli ultimi tempi, avrai notato che si parla sempre più di Comunità Energetiche Rinnovabili, le famose CER. Nei consigli comunali, nei notiziari locali, persino nei gruppi WhatsApp di quartiere. Non è una moda. È un cambiamento reale, concreto, e potenzialmente vantaggioso. Ma è anche un tema che genera confusione.

Capire bene cosa siano le CER non è solo utile: è strategico. Per chi ha a cuore il proprio territorio, per chi vuole risparmiare in bolletta, per chi pensa al futuro dei figli e della propria comunità. Questo articolo vuole fare chiarezza, partendo dalle basi fino ad arrivare agli strumenti concreti che puoi usare subito per aderire. Con parole semplici, senza tecnicismi inutili, ma con una visione chiara e aggiornata.

 

Che cos'è una Comunità Energetica?

 

Una Comunità Energetica Rinnovabile (CER) è un gruppo di persone, imprese o enti pubblici che decidono di collaborare per produrre, consumare e condividere energia prodotta localmente da fonti rinnovabili, principalmente il sole. L'obiettivo è duplice: generare benefici ambientali e ottenere vantaggi economici reali. Il principio è semplice: l'energia prodotta viene condivisa tra i membri della comunità, creando un meccanismo virtuoso in cui tutti risparmiano e guadagnano.

Le CER si fondano su un modello decentralizzato e partecipativo. Significa che non sono in mano a grandi aziende, ma nascono dal basso: dai cittadini stessi, che diventano prosumer (produttori e consumatori allo stesso tempo). Anche chi non ha un tetto o un impianto fotovoltaico può aderire e beneficiare della redistribuzione dell'energia prodotta. Tutto avviene sotto il controllo del GSE (Gestore dei Servizi Energetici), l'organismo pubblico che monitora e incentiva questo nuovo modello.

Ciò che rende le CER rivoluzionarie non è solo la tecnologia che le alimenta (fotovoltaico, eolico, accumulo), ma il modo in cui ridisegnano le relazioni tra le persone. Ogni membro è parte di una rete, connessa al proprio territorio, e con una nuova consapevolezza: quella di poter fare la differenza. Nella propria bolletta. Ma anche nella comunità in cui vive.

 

I vantaggi economici, ambientali e sociali

 

Partecipare a una CER significa accedere a vantaggi tangibili. Dal punto di vista economico, chi partecipa può ricevere un contributo diretto ogni mese grazie alla condivisione dell'energia prodotta. Questo vale anche per chi non ha impianti: semplicemente consumando energia negli orari in cui viene prodotta dalla comunità, contribuisce all'equilibrio della rete e viene premiato.

A livello ambientale, ogni kWh autoprodotto e condiviso è un kWh in meno richiesto alle centrali tradizionali. Ciò significa meno emissioni, meno sprechi, più indipendenza energetica. E infine, c'è il lato sociale: le CER rafforzano il tessuto locale, creano collaborazione tra vicini, enti e imprese, e favoriscono un'economia più resiliente e solidale.

Tutto questo con un investimento iniziale nullo o minimo. E con la possibilità, per chi vuole installare un nuovo impianto fotovoltaico, di accedere a contributi pubblici fino al 40% a fondo perduto se il proprio Comune ha meno di 50.000 abitanti.

 

Perché proprio ora?

 

Il momento storico in cui ci troviamo è irripetibile. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) ha messo a disposizione fondi significativi per sostenere le CER, ma i finanziamenti vengono assegnati a sportello: in ordine di arrivo. E i fondi non sono infiniti. Chi aderisce prima ha più possibilità di accedere al contributo.

Inoltre, i costi dell'energia stanno diventando sempre più instabili, e l'autoproduzione locale rappresenta una garanzia contro le oscillazioni di mercato. Diventare parte di una CER significa mettersi al riparo, non solo oggi, ma anche in vista delle sfide energetiche dei prossimi decenni.

 

Come evitare le trappole: CER vere e CER commerciali

 

Oggi non mancano offerte commerciali che si definiscono "green" o "comunità", ma che in realtà sono semplici contratti di fornitura mascherati. Una vera CER non ti vende energia: ti rende protagonista. Non sei un cliente, ma un membro attivo. Le decisioni vengono prese insieme, l'energia è prodotta sul territorio, e i benefici ricadono su chi partecipa.

Diffida da chi ti chiede di firmare lunghi contratti o promette sconti senza spiegare dove e come viene prodotta l'energia. Chiedi sempre: è una vera comunità? Partecipano cittadini e enti locali? C'è trasparenza su produzione, consumo e redistribuzione?

 

Sempre Verde: una CER aperta, gratuita e concreta

 

Tra le realtà che hanno già avviato il processo di attivazione c'è Sempre Verde, una Comunità Energetica Rinnovabile che accoglie nuovi membri gratuitamente. Non è necessario possedere un impianto, né cambiare fornitore. Chiunque può manifestare il proprio interesse e diventare parte attiva di un progetto sostenibile, locale, e con benefici economici concreti.

Sempre Verde segue tutte le linee guida del GSE, è trasparente, e si basa su un principio semplice: più siamo, più guadagniamo tutti. Una volta raggiunto il numero minimo di aderenti, la comunità verrà attivata formalmente e inizierà a redistribuire energia e incentivi.

L'adesione non comporta alcun costo, nessun vincolo, nessuna penale. Solo la volontà di partecipare, contribuire e costruire un futuro energetico più equo.

 

Cosa succede una volta iscritto?

 

Dopo aver compilato il modulo, verrai ricontattato entro 24 ore per confermare l'interesse e ricevere tutte le informazioni. Se hai un impianto fotovoltaico esistente, potrai metterlo a disposizione della comunità. Se non ce l'hai, potrai comunque beneficiarne come consumatore. E se vuoi installarlo, ti guideremo passo passo per accedere al contributo del 40%.

Nel frattempo, riceverai aggiornamenti sull'attivazione della comunità e potrai conoscere gli altri partecipanti. L'energia, oltre che elettrica, sarà umana.

Partecipare non è solo un gesto ecologico: è una scelta strategica. Per te, per la tua famiglia, per la tua comunità.

"Non serve essere esperti di energia. Serve solo scegliere da che parte stare."

Facciamo Luce e SFATIAMO le dicerie sugli impianti fotovoltaici:

FANNO DAVVERO MALE ?

Oggi vorrei addentrarmi in un argomento non proprio tecnico, un argomento con il quale più di qualche lettore potrà “accusarmi”, già dal titolo, di uscire dal seminato, cioè di affrontare argomenti che esulano dall’elettrotecnica, dalle tariffe e dall’efficienza energetica.

Per certi versi è vero, la salute è un tema da medici, ma qui non voglio scrivere un trattato di medicina, né fare un’analisi sulle cellule, sul DNA o su quant’altro compone il fisico di un essere vivente.

Qui vorrei solo spiegare quali sono i punti di contatto tra gli impianti fotovoltaici ed il corpo umano, dopodiché lascerò a voi lettori il compito di “farvi un’idea”.

 

Le novità fanno paura

 

Prima di cominciare qualunque discorso tecnico vorrei ricordare una cosa che riguarda tutti noi : la paura nell’essere umano solitamente nasce dal non conoscere, dall’ignorare un fenomeno, una persona o un oggetto sconosciuto. La paura in un oggetto, inoltre, viene amplificata se qualcuno di questo oggetto ci elenca i lati negativi nascondendoci quelli positivi. Oppure se esagera i lati negativi. Oppure se elenca i lati negativi senza darci un metro di confronto.

Le fonti energetiche rinnovabili hanno visto nascere molte volte comitati e associazioni per il “NO”, che hanno fatto proprio queste cose : hanno elencato una serie di lati negativi senza parlare di quelli positivi, hanno ingigantito gli aspetti negativi e non ci hanno dato modo di metterli a confronto.

Se continuate a leggere, vi renderete conto che i problemi oggi sono ben altri.

 

I moduli fotovoltaici sono realizzati con sostanze pericolose ?

 

I moduli fotovoltaici vengono realizzati assemblando celle fatte di silicio, il secondo elemento chimico presente nel nostro pianeta dopo l’ossigeno. In natura si trova ad esempio nell’argilla e nel granito. Nelle cose con le quali entriamo in contatto tutti i giorni si trova nel vetro, nella ceramica, nel cemento e nel silicone.

Il silicio è un elemento chimico “semiconduttore”, con il quali si realizzano tutti i componenti elettronici quali transistor, microprocessori e microchip in generale. Negli Stati Uniti, la zona della California dove si trovano la maggior parte di aziende che si occupano di elettronica è stata appunto chiamata Silicon Valley.

Ma è anche vero che per far diventare il silicio un componente elettronico, è necessario aggiungergli degli altri “minerali” in un procedimento chiamato drogaggio, durante il quale vengono aggiunti Boro, oppure Gallio, o Fosforo oppure Arsenico, ecc. Si tratta certamente di elementi chimici anche molto tossici per l’uomo.

Ma nessuno si prende la briga di spiegare che le quantità di questi elementi aggiunte alla base di silicio sono infinitesimali, e soprattutto che questi elementi sono “fusi” assieme al silicio e non possono essere dispersi singolarmente. Questo significa che questi elementi non possono essere respirati o mangiati rompendo un modulo fotovoltaico, perché resterebbero comunque “intrappolati” tra gli atomi del silicio.

La stessa situazione c’è con il vetro, costituito da silicio e altri elementi chimici aggiunti, ma rompere un bicchiere o una finestra non ha mai costituito un pericolo per la salute dato che gli elementi chimici sono fusi tutti assieme. Semmai è pericoloso perché c’è il rischio di tagliarsi !

Per chi ha voglia di approfondire cosa sia il drogaggio e quanto piccole siano le quantità di elementi chimici aggiunti al silicio per creare i semiconduttori rimando a Wikipedia, che tratta l’argomento in modo molto approfondito.

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Situazioni ben più pericolose

 

 

I pericoli sono ben peggiori quando una sostanza tossica è, ad esempio, direttamente disciolta nelle falde acquifere dalle quali attingono gli acquedotti, come già accaduto con episodi di avvelenamento da arsenico.

Vorrei infine ricordare che i semiconduttori e le sostanze “pericolose” che li compongono non sono solamente dentro i moduli fotovoltaici, ma anzi, le abbiamo molto più vicine di quello che si possa pensare : le troviamo negli schermi di computer, calcolatrici, televisori, videocamere, e soprattutto telefoni cellulari, con i quali siamo a contatto tutti i giorni. Senza dimenticare che la probabilità di rompere un modulo fotovoltaico è molto molto più bassa di quella di rompere il display di un telefonino.

Lascio quindi a voi trarre le debite conclusioni

 

 

Gli impianti fotovoltaici creano campi magnetici pericolosi ?

 

Cambiamo ora completamente  argomento e parliamo di campi elettromagnetici e salute umana, un argomento tanto dibattuto ma privo di riscontri decisivi.

Le normative, a scopo precauzionale, prevedono degli accorgimenti tecnici e delle distanze di sicurezza da sorgenti di campi elettromagnetici, ma si applicano ad impianti industriali con potenze centinaia di volte più elevate rispetto a qualunque impianto domestico, oppure riguardano le emissioni delle antenne trasmittenti, comprese quelle del nostro forno a microonde. E’ quello che viene comunemente detto, a torto o a ragione, elettrosmog.

E’ vero che tutti gli impianti elettrici creano campi magnetici (anzi, ad essere precisi, una combinazione di campi elettrici e magnetici), ma gli impianti di tipo domestico non rientrano in questo tipo di normative, vista la loro entità trascurabile.

Inoltre, aspetto fondamentale, nei moduli dell’impianto fotovoltaico (cioè nella parte che sta sul tetto) circola corrente “continua”, in inglese “DC”, una corrente che crea un campo magnetico “statico”,   come quello terrestre,  quello che consente il funzionamento delle bussole, il quale non riesce a creare fenomeni negli organismi biologici proprio per la sua staticità.

Diversa è invece la situazione della corrente alternata, che provoca “per induzione” fenomeni anche su oggetti che non sono collegati elettricamente, ma solo per vicinanza. E’ il caso ad esempio nei piani cottura ad induzione o del telefono cellulare. Ripeto comunque che le correnti elettriche che circolano nell’impianto elettrico, a prescindere che abbiate o non l’impianto fotovoltaico, non hanno la “forza” di creare questi fenomeni.

Devo oltretutto ricordare che negli impianti elettrici tradizionali, di solito nello stesso cavo viaggiano due fili, Fase e Neutro, nei quali circolano correnti uguali ma opposte (una va’ verso l’elettrodomestica e l’altra torna alla rete), annullando gran parte del campo magnetico generato.

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Ho i moduli fotovoltaici sopra la camera da letto : devo preoccuparmi ?

 

In primo luogo i moduli fotovoltaici hanno correnti elettriche circolanti solo durante le ore di sole, quindi anche se fossero “pericolose” il problema ce lo dovremmo porre solo 

durante il giorno.

In secondo luogo, le correnti che circolano negli impianti elettrici domestici sono talmente basse da creare campi elettromagnetici di entità trascurabile e comunque limitati alle immediate vicinanze dei dispositivi stessi.

Infine, le correnti che circolano negli impianti fotovoltaici  creano un campo magnetico del tutto simile al campo magnetico terreste, nel quale siamo immersi quotidianamente; vista la presenza di esseri biologici nel nostro pianeta è la dimostrazione della sua non pericolosità.

 

Conclusione

 

Nelle nostre case possono esservi sorgenti critiche per la salute umana molto più reali di quelle che potrebbero eventualmente derivare dai moduli fotovoltaici, sia perché non li mangiamo o respiriamo, sia perché i campi magnetici da essi prodotti sono di entità trascurabili.

In ogni caso, vi sono sorgenti molto più “inquinanti” dal punto di vista elettromagnetico, rispetto ad un impianto fotovoltaico : in primo luogo proprio gli oggetti che avviciniamo alla testa, ovvero il telefono cellulare e l’asciugacapelli !
L’argomento campi elettromagnetici e salute umana, in ogni caso, è molto dibattuto e soprattutto ad oggi non ha portato ad alcuna evidenza scientifica, perciò le norme in vigore hanno introdotto misure di cautela ma volte a preservare persone esposte a situazioni estreme, come ad esempio in ambito industriale o lavorativo e non in ambienti domestici.

 

Per chi fosse interessato ad approfondire il tema dei campi elettromagnetici, in rete si trovano numerose trattazioni, ma invito a leggerle con molta attenzione, e soprattutto ad osservare se contengono dati scientifici. Altri articoli che ho visto, anche dal carattere molto serio e rigoroso, concludevano con dei consigli pratici che poi analizzati si riferivano a tecnologie ormai superate (ad esempi i monitor a tubo catodico, soppiantati dai display LCD oppure i faretti alogeni, soppiantati dai LED).